Risposta alla lettera di Silvio a "Il Foglio"
6 AGO 20

Da ex elettore del PDL vorrei ricorlarLe on. Berlusconi che, fedele fin dal1994 a FI, c'è ne voluto per farmi cambiare idea, ma, alla fine e con miogrande rammarico Lei ci è riuscito.Non per le sue seratine piccanti, per le quali non posso che benevolmenteinvidiarla ... ma per il tentativo continuo di scardinare ciò che i nostripadri hanno realizzato versando sangue e lacrime.Lei dice che gli imprenditori non sono i grandi ferrovieri dell'ottocento.Io le rispondo che forse sono peggio dei ferrovieri dell'ottocento, almenogli ottocenteschi ferrovieri avevano un'idea in testa e la volevanorealizzare a qualsiasi costo. Gli attuali imprenditori sono solo allaricerca di denaro e pazienza se non li guadagnano con le loro aziende semprein perdita, tanto li prendono in prestito dalla Banche.Liberalizzare i licenziamenti nella grandi aziende non salverà l'economia,anzi, nel lungo periodo la affosserà ancora di più. Meno sicurezza egaranzie faranno in modo che il lavoratore spenda di meno, per paura delfuturo. Chi precario da una vita non potrà acquistare casa non avendo ilsalario certo come garanzia. Le aziende inizialmente ci guadagnerannoqualche cosuccia ma poi perderanno il mercato interno che si deprimeràsempre di più. La soluzione è una sola: un piano di rientro dal debito pubblico che in 15o 20 anni lo azzeri a costo di portare l'Italia alla fame. Quando ildecremento del debito pubblico sarà consistente, l'economia potràricrescere giovandosi di minori tasse ai cittadini e perchè no, di unaumento delle possibilità finanziarie dello stato, realizzate con ilrisparmio sugli interessi. Ai cittadini non interessa far guadagnare legrandi Banche di affari internazionali, tutt'altro.Ancora, il licenziamento facile, porterà al ricatto di chi ancoradipendente non potrà far valere le proprie ragioni contro l'azienda a penal'allontanamento dalla stessa. I lavoratori saranno ricattabili dallaproprietà, come avviene già adesso per gli interinali.